Impariamo dal nostro corpo





Conoscersi attraverso il movimento®. Una promessa allettante, che è anche il titolo di uno dei libri di Moshe Feldenkrais, inventore del metodo che porta il suo nome. Ma si potrebbe anche dire "imparare a muoversi secondo la saggezza del corpo", o ancora "trovare il proprio movimento più vero". Sono varie le definizioni in grado di rendere l'idea di una filosofia semplice e nello stesso tempo molto sottile, e di introdurre una spiegazione al Metodo Feldenkrais®.
Cerchiamo di capire di cosa si tratta. Ognuno di noi esprime se stesso, la sua storia, i suoi pensieri e le sue emozioni attraverso il proprio particolare modo di muoversi. Se osserviamo le persone intorno a noi, infatti, vediamo che compiono le attività più comuni - correre, stare in piedi, respirare, prendere un oggetto - ciascuna con uno stile differente. Sono le stesse azioni, ma personalizzate al punto tale che molto spesso siamo in grado di riconoscere un individuo proprio dal suo modo di muoversi, di tenere la testa o da un gesto della mano.

Ogni singolo gesto può rivelare un segreto.
Il movimento è il risultato di un apprendimento individuale, un'esperienza che è nostra e di nessun altro. Lo sviluppo motorio dell'uomo segue nella sua evoluzione schemi comuni, si tratta di una serie di tappe successive che rica-
Metodo Feldenkrais®:

non è una ginnastica

né un sistema terapeutico,

bensì un metodo che

agisce sul movimento

per aiutarci a conoscere noi stessi

e a trasformare in benessere

i gesti quotidiani.



pitolano la storia della specie umana. Un esempio: il bambino, prima di cammi- nare, impara a strisciare come i rettili, poi ad andare a quattro zampe come i mammiferi, poi ancora a muoversi appoggiandosi ai mobili o alle pareti, e infine ad avanzare da solo. Alla fine dello sviluppo ognuno di noi assume una camminata del tutto personale.
L'essere umano crea il suo movimento per tentativi, prove ed errori: pensiamo ancora al bambino piccolo e al numero di cadute che gli costa il suo primo stare in posizione eretta! Questo stu- pendo e naturalissimo modo
Ruthy Alon, allieva diretta di Moshe Feldenkrais,
durante una Integrazione Funzionale®.

cercato di muoverci non più seguendo l'intima saggezza del corpo, ma secondo uno schema imposto. Anche e- mozioni troppo forti possono contribuire a influenzare il nostro movimento, per e- sempio se viviamo a lungo in perenne atteggiamento di difesa o aggressione, o se sulle nostre spalle di bambini vengono metaforicamente caricati pesi troppo gravosi.
Ed ecco che, ad un certo punto si può avvertire che qualcosa non va: può essere una difficoltà di respirazione, l'insorgere di un tic, dolori alla schiena, al collo, agli arti, o un senso di fatica continuo o, ancora, una vera e propria
di apprendere si complica crescendo, per numerosi fattori, tra cui traumi fisici, abitudini consolidate e non più funzionali, interventi educativi inadeguati, tensioni emotive, influenza dell'ambiente. Quanti di noi, per esempio, si sono sentiti rivolgere dai genitori il classico ordine: "Stai diritto!".  Abbiamo
patologia (sciatalgie, discopatie, eccetera). Ma spesso è semplicemente una sensazione sottile di impaccio, di non sentirsi davvero "a casa" nel proprio corpo, di non potersi fidare completamente di se stessi e dei propri movimenti.
Moshe Feldenkrais, ingegnere israeliano, ha studiato e pro-



fondamente compreso le modalità essenziali con cui il nostro sistema nervoso ap- prende, ricorda, ripropone un movimento, e ha creato un metodo pratico che ci consente di tornare a imparare a muoverci nelle condizioni più favorevoli. Il movimento e la vita sono strettamente connessi: dove c'è l'una, c'è l'altro.
Per vivere un'esistenza dav- vero piena, dobbiamo trova- re una totale libertà nel movi- mento, esprimerci senza paura attraverso i nostri gesti.

Capire chi siamo da come ci muoviamo.
Ma in cosa consiste il Feldenkrais?
Interviene con dolcezza, comunicando attraverso il contatto diretto
e invitando a ritrovare l'armonia della gestualità istintiva.

Ad esempio: non si può insegnare a respirare, perchè non esiste una respirazione "corretta", bensì la respi- razione può essere adatta alle varie situazioni della vita. Tutti noi sappiamo che, dopo una corsa, respiriamo in un certo modo, durante la meditazione in un altro; il benessere è saper trovare il modo più appropriato di respirare in ogni momento.
Il Feldenkrais mette in moto un processo che dà la possibilità di riorganizzare il movimento di tutto il corpo. Porta la persona a capire che il movimento stesso è un processo che mette in relazione più parti del corpo.
Quando l'insegnante si trova di fronte ad una perso-
L'insegnante non impone dall'alto il modo "giusto" di compiere un'azione, ma aiuta il singolo ad ascoltarsi, a percepirsi mentre esegue i movimenti per poterli effettuare nel modo più congeniale.
na che ha dei punti dolenti, evita di toccarli direttamente, perchè la reazione sarebbe di irrigidirsi e ritirarsi. Per esempio, il disagio alla spalla si affronta guardando la funzionalità delle caviglie, delle anche, del modo di camminare.



Per comprendere come il movimento sia qualcosa che riguarda tutto il corpo nel suo insieme, pensiamo a quando ci siamo fatti male al dito mignolo o all'unghia del piede: una parte alla quale normalmente non pensiamo mai, eppure quando è infortunata ci rendiamo conto di quanto partecipi a molti gesti e di quanto sia indispensabile.

Un'ora vissuta … con tatto.
Il Feldenkrais si compone di due parti fondamentali: le Integrazioni Funzionali® e gli incontri collettivi chiamati Consapevolezza attraverso il movimento®.
Chi riceve una Integrazione Funzionale® è disteso su un lettino e indossa abiti comodi. L'insegnante interviene su di lui, toccandolo con tale gentilezza da favorire l'abbandono di contrazioni non necessarie, e facendo compiere alle sue articolazioni piccoli movimenti. Le mani dell'insegnante lo guidano, aiutandolo a riorganizzare i gesti abituali che risultino insoddisfacenti o siano stati alterati da lesioni. Quindi la
comunicazione e l'apprendimento av- vengono attraverso il tatto, in modo diretto e idoneo a ottenere sostanziali cambiamenti funzionali.
"L'insegnante mette a disposizione della persona la propria competenza e il proprio livello di consapevolezza (…)", scrive nel suo libro Ruthy Alon, allieva famosa di Moshe Feldenkrais. "Più la persona sente di essere guidata, ascoltata, toccata con rispetto, più le sue articolazioni acquistano spazio interno e alcune zone muscolari si dispongono ad
abbandonare protezioni non necessarie". Non ci sono imposizioni, ma tentativi e ascolto attento di quello che succede.
Le Integrazioni Funzionali® pos- sono durare da trenta minuti a un'ora, sono piacevolissime, il più delle volte portano benefici immediati. Gli insegnanti Feldenkrais non amano favorire la dipendenza (pur piacevole), e al più presto invitano la persona a unirsi ai gruppi di Consapevolezza attraverso il movimento®.
Nelle lezioni collettive, si invitano gli



allievi a eseguire un piccolo movimento, e a "sentirlo", valutarlo in tutti i suoi aspetti e con tutte le sue implicazioni. Quali zone muscolari si contraggono per compiere il gesto suggerito? Come cambia il respiro? Si è più portati a inspirare durante l'azione, o dopo? Cosa succede alle anche? Dove si avverte tensione? Se si dispongono in modo diverso gambe, braccia, o piedi, il movimento diventa più o meno facile?
Ogni allievo ha tutto il tempo che vuole per eseguire il movimento. In questo modo cresce la consapevolezza del corpo e della relazione tra le sue parti. La mente, rilassata dal ritmo appropriato della lezione, si tranquillizza e si dispone all'ascolto. I movimenti sono piacevoli, comodi, ma anche inusuali, in modo da attirare l'attenzione del sistema nervoso e fargli scoprire modi di muoversi più economici e funzionali. Attraverso tali gesti, eseguiti con curiosità si possono rinfrescare e ripassare modelli di movimento dimenticati, o scoprirne di nuovi, verificando la propria possibilità e libertà di scelta. Il metodo mette in moto un processo che riporta il cervello alle
sue funzioni più alte: esplorare, cercare, imparare, creare.

Educare.
Come si può intuire, la caratteristica più interessante del Feldenkrais è di non porsi all'interno del binomio malattia/gua- rigione, ma in quello, fecondissimo, di apprendimento/educazione (parlando di educazione nella sua forma più nobile, cioè, etimologicamente, "tirare fuori" dalla persona ciò che è già dentro di lei).
Si ottengono notevoli miglioramenti nel movimento, ma il Feldenkrais non è una ginnastica; c'è un grande recupero motorio e una buona riabilitazione, specialmente attraverso le lezioni individuali di Integrazione Funzionale®, ma non si tratta di medicina, fisioterapia, o manipolazione. Le persone acquistano maggior fiducia in se stesse e nelle proprie possibilità, e vedono prodursi reali cambiamenti emotivi: eppure non è nemmeno psicoterapia.
Il metodo dona maggiore con- sapevolezza del movimento, flessibilità e coordinazione, migliore organizzazione motoria in chi è affetto da problemi
ortopedici e neurologici, riduzione del dolore, benessere psicofisico, perfezio- namento delle prestazioni artistiche e sportive, maggiori capacità di apprendi- mento. Diminuiscono stress, sedentarie- tà, iperattività e si approfondisce il con- tatto con se stessi: si impara a conoscersi meglio, si trovano nuovi modi per eseguire azioni abituali, si riconoscono gli sforzi superflui in modo da poterli eliminare, si impara a sviluppare il proprio potenziale umano, che spesso viene scarsamente utilizzato. Ansia e stanchezza sono sostituite dalla fiducia nelle proprie possibilità e dalla gioia del movimento. I risultati sono durevoli, perchè si è portato alla luce qualcosa che l'allievo in qualche modo possedeva già e che ora non dimenticherà più, ma che porterà con naturalezza nella sua vita. Per esempio, una persona può ritrovare leggerezza e flessibilità perdute in una vita di lavoro sedentario. Ma se sa già che non è possibile modificare l'abitudine di stare alla scrivania per otto ore al giorno, ecco che pochi semplici movimenti, eseguiti la sera, ricorderanno al corpo l'esperienza di libertà fatta con il



Feldenkrais.

Uno "strumento" valido per tutti.
Per chi è indicato questo metodo? Può servire agli sportivi per migliorare le loro prestazioni, agli attori, per conoscere e sfruttare tutte le potenzialità del corpo, ma anche alle persone comuni, che desiderano imparare a muoversi meglio, con maggiore scioltezza e coordinazione, oppure a chi soffre di rigidità muscolari, mal di schiena, lombosciatalgie, problemi motori e della colonna vertebrale. E' utile nelle riabilitazioni fisiche e psicologiche, nella rieducazione di bambini con problemi di vario ordine.
Importantissimo nella gerontologia, per aiutare l'anziano a non irrigidirsi. E sempre più si stanno ampliando i campi delle sue applicazioni. Inoltre bisogna notare che non ci sono assolutamente controindicazioni. Il metodo insomma è così universale da essere diffuso in tutto il mondo (in Israele, Europa, Stati Uniti e Australia, applicato a diversi livelli) e in alcuni paesi del Nord Europa, quali Germania e Olanda, è previsto anche un contributo della sanità pubblica.

Un sistema nato da un incidente di percorso.

Moshe Feldenkrais, nato in Ukraina nel 1904, si trasferì in Palestina a 14 anni (tra l'altro partecipò, con numerosi altri giovani, alla costruzione di Israele, facendo anche il manovale!)
Nel 1928 si laureò in Ingegneria e successivamente, dopo un dottorato in Fisica, a Parigi, collaborò con Frédéric Joliot-Curie (Premio Nobel per la chimica - 1935 - insieme alla moglie Irène Curie, figlia di Marie e Pierre Curie). Nel frattempo diventava cintura nera di Judo. Questa esperienza e la sua preparazione scientifica confluirono nel suo metodo, che iniziò a elaborare dopo un incidente al ginocchio, del quale curò personalmente la riabilitazione. Fece conoscere le sue teorie al mondo nel 1949 con il libro Il corpo e il comportamento maturo; fondò poi, a Tel Aviv, l'istituto che porta il suo nome, e si dedicò all'insegnamento del suo Metodo, in Europa, negli USA, in Israele, dove morì nel 1984.